Cenni

Karlfried Graf Dürckheim (24 Ottobre 1896 - 28 Dicembre 1988)
Diplomatico, fisioterapista, maestro Zen.

venerdì 13 gennaio 2012


Il cammino interiore. Una guida sulla Via della Trasformazione


È compito umano rendere manifesto nell’esistenza terrena spazio-temporale l’essere al di là dello spazio-tempo e quindi portare alla luce l’essenza metafisica e metapsichica, nel sé psicofisico e nel suo mondo. Il significato ultimo di ogni guida spirituale degna di questo nome è quello di aiutare l’essere umano ad adempiere alla sua vocazione. Questo significato può essere però esplorato solo da chi, educatore, terapeuta o padre spirituale tenga viva in prima persona la vocazione e conosca vie che possano diventare realtà nell’altro.

Rinascita
Il termine «rinascita» non si riferisce né a qualcosa di specificatamente cristiano, né soprattutto ad un credo verso un essere soprannaturale, bensì a un desiderio di religiosità pre-teologica, che ha le sue radici in una possente ed umana esperienza di una precisa maturità a cui l’uomo giunge ed i cui frutti spettano tanto ai buddisti quanto ai cristiani. Anche i termini « essere » ed «essenza» (affini nella differenza tra «esistenza» e «sé») significano qualcosa di sperimentato. Colui che è maturato a questo e a cui è permesso di scontrarsi contro l’ordinamento abituale della coscienza, fa l’esperienza di una realtà così radicalmente diversa nella qualità e nel significato, che proprio grazie a questa esperienza è costretto a contrapporre la sua esistenza spazio-temporale, in cui si lascia vivere abitualmente, ad un «essere» sovraspaziale e sovra-temporale. Di conseguenza si trova anche a contrapporre un’essenza metafisica, innata e non divenuta, al suo io-sé psicofisico divenuto nel tempo e dipendente da una costituzione connaturata. Il tal senso e come conseguenza di simili esperienze, a differenza della «luce naturale» della coscienza oggettiva, che ha le sue radici nella scissione tra l’io e l’oggetto, parliamo anche di una «sovracoscienza» che va oltre gli opposti e che si basa sull’unità dell’essenza. La luce soprannaturale di questa sovracoscienza si eleva al momento della rinascita. Ogni guida spirituale che non si preoccupi di far sorgere la luce ultraterrena nell’essere umano, gira a vuoto su se stessa. « L’oppio per il popolo » non è il credere in forze e ordinamenti superiori, ma il mantenere fermo il razionalismo, che devia lo sviluppo di queste forze e di questi ordinamenti superiori nell’essere umano. Chi scioglie il dolore, liberando l’uomo solo nell’ambito dell’ordinamento naturale della sua coscienza, ovvero disinibendolo o rafforzandolo, spesso non agisce in modo benefico, ma come corruttore. Il significato vero della sofferenza umana è quello di raggiungere, muovendo dall’essenza, ordinamenti e forze superiori che scuotono fortemente coloro in cui e da cui crebbe il dolore. Una vera guida spirituale tiene fede al fatto che la realtà e l’ordinamento della luce soprannaturale non si possono trovare ampliando progressivamente all’infinito, innalzando o approfondendo la coscienza naturale, ma al contrario solo capovolgendola, ovvero facendo un balzo in un altro tipo di coscienza e quindi solo con un totale rinnovamento dell’essere umano. La fuoriuscita del frutto dalla sede contenitiva del vecchio sé divenuto ora maturo, annienta il dominio di quello stesso sé e, in riferimento ai vecchi ordinamenti, innalza un sé completamente nuovo, grazie all’essenza che sorge. L’uomo quindi «vive» finalmente nel mondo ed in parte anche oltre di esso ed inoltre «esiste» muovendo da ben altro centro. Ma a chi manca la maturità non è dato di vedere la trasformazione che si attiva nella illuminazione, mentre colui in cui l’essenza si risveglia o in cui è già viva la nostalgia del dolore, avverte anche nell’altro la luce che, nascosta, si accende. Così il tacito accordo, di coloro che sono stati toccati dall’essenza, li sprona ad un cammino comune.

La luce soprannaturale

Tre sono i fattori per lasciare sorgere la luce soprannaturale : 1) il «sentire» l’essenza (interiorizzazione) 2) il «soffermarsi» nell’essenza (prendere spazio) 3) la «fusione» con l’essenza (diventare uno). Ognuno di questi tre passi deve essere fatto personalmente da colui che sta soffrendo nella difficoltà, perché l’essenza è occultata. Tuttavia egli ha bisogno di una guida. Ha bisogno di riflettere le immagini riflesse della sua vita, nello specchio di una persona che sia maturata. Diversamente non riesce ad avvertire l’essenza nella giusta serietà, oppure se ci riesce, non osa soffermarsi in essa e davanti a lei indietreggia e se invece temporaneamente vi si trattiene, non sa cosa fare, ha paura di aprirsi completamente ad essa e quindi non coglie il frutto di una completa unificazione. Così anche se ha fatto l’esperienza della luce soprannaturale, egli rimane dominato dalla scissione, propria dell’essere umano prima della sua rinascita. Chi è in grado di lasciar entrare la luce soprannaturale nella sua interiorità, si trova nell’anticamera della sua trasformazione. Chi ha imparato, qua e là a soffermarsi in questa anticamera, si trova già nella porta che dà accesso all’autenticità. Ma proprio qui egli è maggiormente in pericolo: ora infatti la questione è se egli porterà alla luce la fiamma o si farà bruciare. Solo chi è disposto ed ha imparato ad osare fondendosi in essa e con essa, ha la possibilità di diventare un uomo nuovo. Quindi questa esperienza di unificazione porta in sé la possibilità di andare oltre e di fare un nuovo inizio. Chi ha gustato veramente l’unità, ha una nuova coscienza, ha carica e misura nell’essenza ed è diventato maggiorenne nel sentiero. Tuttavia, essendo uomo, ha bisogno ancora di protezione, poiché troppo facilmente chi è toccato dalla luce si può perdere nuovamente nell’oscurità degli opposti oppure fa cattivo uso della forza, proveniente dalla luce soprannaturale, nel servire chi partorisce il serpente: il suo piccolo io.

Aprirsi alla luce soprannaturale
Ogni «esercizio», che abbia il senso di aprire l’essere umano alla luce soprannaturale, è un «exercitium ad integrum». Esso fa ordine e fonde ciò che è di impiccio all’insorgere dell’essere nella esistenza quotidiana e dell’essenza nel sé ed esige ciò che invece gli spiana il cammino. Per esempio esso depaupera nell’uomo soprattutto il centro del piccolo io, la biografia che ad esso fa riferimento ed anche l’ordinamento spirituale che all’io serve e rende onore invece all’essenza che respira oltre lo spazio-tempo e non si trova a sufficienza in nessuna forma. Ci sono innumerevoli esercizi che rendono progressivamente disponibile l’essere umano all’esperienza dell’essenza e lo nobilitano. All’inizio ci sono sempre questi: esercizi per rilassare il corpo, esercizi per padroneggiare il respiro ed esercizi per raggiungere il centro. Nessuno di essi è destinato solo all’uomo orientale. È un ibrido della sola religiosità europea il credere che ci sia un’autentica trasformazione senza una trasformazione anche nel corpo animico e senza una vera guida spirituale che presti attenzione ad un nuovo orientamento delle funzioni base del corpo animico.

Liberazione

L’uomo deve liberarsi dalla costrizione malsana – per cui l’autentico difficilmente lo sfiora – di sfuggire alla struttura fidata dell’io. Naturalmente è necessario l’esercizio per sacrificare ciò che è segreto ed abituale a ciò che non lo è e che grava inizialmente su ogni vera esperienza dell’essere. È altresì necessario l’esercizio, per non combattere ma per superare sorridendo l’avvocato del diavolo che fa subito sentire la sua voce con grande eloquenza. È necessario l’esercizio per chiudere sia con l’avversità del mondo nei confronti del comportamento ricco di essenza che con la debolezza di ciò che in essa è stato sperimentato.

Gli attimi di luce
L’essere umano che impari via via non solo a prendere seriamente e a percepire gli attimi di luce della sua vita, ma che si trattenga anche in essi, otterrà presto un’altra forza per riconoscere il senso del proprio dolore. Ma ancora di più: così facendo egli risveglierà un organo, che riordina completamente le membra del destino terreno, muovendo da un centro più profondo. Il consentire l’accesso ad una qualità e ad un significato totalmente propri dell’esperienza dell’essere, se ciò va sufficientemente in profondità, fa sì che si verifichi una rivoluzione nell’inconscio, che riequilibra in senso benefico cosicché l’essere umano viene liberato da ogni malattia naturale dell’anima. È in questa malattia, infatti, che egli sacrifica al proprio splendore naif, l’autenticità della sua vita, la verità che proviene dall’essenza, i fatti e gli ordinamenti della sua coscienza ancorata all’oggettività.

K. G. Dürckheim, Il cammino interiore, Roma, Mediterranee, 1992, pp. 109-119.

3 commenti:

  1. Ottimo spunto.
    Mi permetto una semplice integrazione.
    Mi appare sempre più chiaro che il vuoto interiore ed esteriore di questa umanità degradata sia lasciato dal principio di auctoritas. Chi guida chi? Ma soprattutto, vi è ancora qualcuno disposto a lasciarsi guidare? Speriamo di sì. Ad ogni modo, avendo voltato le spalle alla Veritas non si sente più alcun bisogno di Auctoritas. I due principi sono inscindibili. Il cammino spirituale può dirsi iniziato solo quando scegliamo un Maestro che insieme con noi inizi il viaggio. Dante insegna.
    Per coloro che sono ancora alla ricerca di un Maestro santo e sapiente vorrei dire confortandoli "Cercate e troverete".

    P.S.
    Si ricordino in special modo i cattolici che la costruzione dell'Uomo interiore, procede, cavallerescamente, con la costruzio del Regno esteriore.

    Un abbraccio fraterno.

    Massimo Selis

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  2. Buon pezzo quello di KGD. Diventa però di difficile applicazione per chi non è aduso a sentire il proprio mondo interno. Chi troppo sbilanciata verso l'esterno, non è in grado di ripristinare l'equilibrio, perciò il percorso indicato dall'autore germanico diventa ostico alquanto.
    Auguri di cuore per il blog.

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  3. Grazie Angelo,
    hai pienamente ragione!
    Massimo, che te lo dico a fare? :)

    Avviso a tutti gli utenti: ho problemi ad aggiornare il blog! Vogliate scusarmi per il disagio!

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